Odissea: la fotografia di un film che quasi nessuno può vedere davvero.
C'è qualcosa di paradossale nella scelta fotografica di Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan. Il regista, insieme al direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema, ha deciso di spingersi ancora più avanti nella sua ossessione per la pellicola e per la grande immagine: per la prima volta, un lungometraggio narrativo è stato girato interamente con cineprese IMAX su negativo 65mm, nel formato 15-perf, destinato alla realizzazione di copie 70mm per la proiezione IMAX. È una scelta che ha conseguenze evidenti sull'immagine. Il grande fotogramma IMAX, con il suo rapporto d'aspetto di 1,43:1, permette di costruire una visione molto più verticale rispetto ai formati cinematografici widescreen tradizionali. Non è semplicemente una questione di maggiore definizione: cambia la quantità di spazio che può entrare nell'inquadratura, il rapporto tra i corpi e il paesaggio, la percezione delle architetture e, soprattutto, quella del cielo. In un film che racconta un viaggio mitologico attraverso mare, isole e terre dell'antica Grecia questa verticalità diventa una precisa scelta espressiva.
La cosa più curiosa, però, arriva quando si esce dal set e si entra in sala. Perché la versione per la quale Odissea è stato concepito è anche una versione che pochissimi spettatori potranno vedere nella sua forma più specifica: la proiezione IMAX 70mm su pellicola. Nel mondo esistono infatti soltanto 41 sale capaci di proiettare il film nel suo formato IMAX 70mm originale. È un numero sorprendentemente piccolo per un blockbuster destinato a essere visto da milioni di persone. La stragrande maggioranza degli spettatori vedrà quindi Odissea in una versione diversa dalla proiezione IMAX 70mm su pellicola: in IMAX digitale, in 70mm tradizionale o in altri formati cinematografici. Queste versioni possono conservare una parte molto significativa delle caratteristiche dell'immagine originale, ma non restituiscono necessariamente la stessa combinazione di supporto, rapporto d'aspetto e modalità di proiezione della copia IMAX 70mm.
Ed è qui che la scelta della pellicola diventa quasi una provocazione. Nolan investe enormi risorse nel costruire un'immagine fisica, analogica, gigantesca e tecnicamente complessa, sapendo che la maggioranza del pubblico non avrà accesso alla proiezione IMAX 70mm su pellicola. In Italia, per esempio, non esistono sale dotate di proiettore IMAX 70mm. La domanda, allora, non è soltanto se il 70mm sia migliore del digitale, è una domanda più interessante: che senso ha fotografare un film in un formato che pochissimi spettatori possono vedere nella sua forma più estrema? Forse proprio questo è il punto della poetica di Nolan. In un'epoca in cui il cinema può essere riprodotto ovunque e su qualunque schermo, Odissea rivendica l'idea opposta: l'immagine cinematografica non è soltanto un file, ma qualcosa che nasce anche per essere proiettato, su una superficie enorme, attraverso un fascio di luce che attraversa fisicamente una pellicola. Il risultato è una contraddizione affascinante. Odissea è un film pensato per il pubblico di massa che, nella sua forma fotografica più specifica e spettacolare, è diventato un'esperienza per pochissimi.
Una scelta forse anacronistica, certamente costosa, ma anche radicalmente cinematografica: Nolan sembra dirci che, proprio perché il cinema sta diventando sempre più accessibile, vale la pena ricordare quanto ancora possa essere raro.








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